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Torneremo alla normalità

È uno dei ritornelli di questo periodo: “tranquilli, torneremo alla normalità”, oppure “non vedo l’ora di tornare alla normalità” a sottolineare il disagio di stare nella condizione attuale e il desiderio di recuperare ciò che ci è stato tolto. Gli studenti mi dicono perfino che rivogliono la scuola: ogni tanto vorrei registrarli per riproporgli queste frasi quando tornati alla “normalità” ricominceranno a lamentarsi del prof, delle verifiche, dei compagni.

Così ognuno di noi fa i conti con ciò che più gli manca in questo periodo: la libertà di andare e venire come più ci pare e piace, lo stare insieme e allo stesso tempo le occasioni per non stare troppo insieme, il servizio reso da chi (scuola, nonni, sport, parrocchia) si prende cura dei nostri figli mentre noi facciamo altro, il lavoro, lo svago, i negozi, le passeggiate.

E per qualcuno questa mancanza sta divenendo davvero insostenibile: come la signora Anna, che piangendo a dirotto mi dice di non potercela proprio fare a reggere altre due settimane da sola, senza i suoi amici e senza le sue passeggiate.

O come i genitori con figli autistici, che sclerano perché hanno fisicamente bisogno di muoversi e la camminata cucina-bagno-camera non assolve a questa necessità.

Disagi che meritano non solo comprensione, ma attenzione e cura, mettendo in campo tutto ciò che è possibile agire nonostante la distanza: come il progetto CORDATA con cui l’IMR, avvalendosi della sua rete di Psicologi e Counsellor, offre gratuitamente supporto a chi in questo momento sta vivendo una situazione di difficoltà www.italianmr.com/progetto-cordata-2 Al contempo, però, giungono anche notizie di agio nel disagio: la mamma che scrive della felicità di fare gli gnocchi con le figlie adolescenti, o il papà che ha scelto di dedicare tutta la sua attenzione ai figli dando libero sfogo alla sua e alla loro creatività e gode quotidianamente di questo tempo regalato, o la mia amica che ha recuperato la passione per il bricolage e sta producendo dei lavori stupendi.

Voci fuori dal coro a sottolineare l’anormalità di questo periodo.

Davvero? Davvero è anormale che la felicità dei nostri figli conti più di tutto il resto? È anormale avere tempo per giocare e creare con loro? È anormale coltivare le nostre passioni? È anormale fare una videochiamata con chi ci vuole bene per il solo gusto di vedersi, due chiacchiere, dirsi ti voglio bene?

Forse nel quotidiano vorticare ante-coronavirus abbiamo confuso la normalità con l’abitudine e ci siamo fatti trascinare in una perenne corsa contro il tempo dove di normale c’era ben poco...se non il fatto che era uno stato delle cose che ci accomunava quasi tutti, nella condivisa e perenne lamentela per la mancanza di tempo corredata da “vorrei, ma non posso”: vorrei stare di più con i miei figli, vorrei dedicare più tempo a mia moglie/mio marito, vorrei poter fare ciò che mi piace.

Forse adesso, costretti da eventi che hanno stravolto il ritmo quotidiano, ci stiamo accorgendo di cosa davvero vogliamo salvaguardare di fronte al pericolo, stiamo rivalutando ciò che davamo per scontato, oppure abbiamo riscoperto cosa avevamo soffocato presi dalle urgenze e dai devo, incatenati da scelte che non ci eravamo nemmeno accorti di aver fatto. Senza nulla togliere alle sofferenze arrecate da questo periodo, terribili e pesanti per alcuni, emerge un benefico effetto collaterale: se ci prendiamo la briga di fermarci un attimo per guardare quello che ci sta accadendo, per ascoltare cosa fa battere il nostro cuore, possiamo sfruttare questi giorni per riscoprire cosa realmente conta per noi, possiamo rivedere l’elenco delle priorità, possiamo chiederci se la “normalità” di prima per noi era così normale o se era divenuta un insieme di carenze ed eccessi che ci avevano portati lontani da noi stessi.

Alcune delle cose che siamo costretti a fare in questi giorni ci parlano della vita che vorremmo e ci interrogano sulla rispondenza tra le nostre scelte, il nostro agire e i nostri valori, desideri.

A noi la scelta: quando tutto questo sarà finito possiamo semplicemente tirare un sospiro di sollievo e riguadagnare la stessa identica vita di prima, oppure possiamo ricalibrarla sulla base di ciò che abbiamo riscoperto in questi giorni, cercando di conformare maggiormente l’abituale tran-tran ai nostri valori e aspirazioni, attuando una “normalità” più consapevole e in armonia con ciò che avremo scoperto esserci essenziale.


A cura di Michela Camerin

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